giovedì 14 febbraio 2013

Parkinson: storia di una mancata legittimazione…



Solo quando disinserito dal suo Archetipo il “problema” diventa “male"!
Annick de Souzenelle 


riporto qui di seguito uno studio che tenta di guardare alla malattia (in questo caso il Parkinson) con altri occhi. Non si tratta di sostituire nulla all'approccio ufficiale, ovviamente indispensabile, ma solo di offrire un "modo diverso per vedere le cose" (spirito e materia non sono che due manifestazioni di un'unica essenza), coltivando, per così dire, l'"altra gamba", necessaria per camminare... e, soprattutto, per "risanare", almeno nella consapevolezza! Evitando, in un caso o nell'altro, di reiterare una zoppia. 

Spero possa esser fonte e stimolo di ulteriori riflessioni.

ATT: il presente studio, non è da intendersi a carattere medico, né psicoterapeutico!


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Parkinson: storia di una mancata legittimazione…
di Loredana Filippi


E' una delle malattie neurologiche più diffuse al giorno d'oggi. E purtroppo colpisce
sempre più persone ancora giovani... Ad esserne interessato è il Sistema Nervoso
Autonomo o Involontario, nel cosiddetto fascio extrapiramidale, preposto al controllo del tono muscolare, della motilità non volontaria e dei movimenti di coordinamento, alla regolamentazione dell'equilibrio e al mantenimento della stazione eretta. Delle cause si sa ancora poco: l'eziologia è prevalentemente idiopatica, anche se è in corso di studio l'ipotesi genetica e quella neurotossica (indotta da sostanze tossiche come alcuni pesticidi o certi metalli pesanti).
Ma lasciamo alla scienza il compito di indagare quelle che personalmente amo
chiamare "cause esterne" della malattia, ovvero tutto ciò che è pertinenza di fattori
concernenti il mondo esterno, oppure quello - "interno ma non interiore" - legato alla sfera biologico-organica. Innegabili in quanto oggettivabili, ma tuttavia non esaurienti le vere origini della stessa.

La medicina cosiddetta "ufficiale" si approccia spesso al "malato" più come ad un’auto da riparare che come ad una persona dotata di anima e volontà, paure o stanchezze, gioie o desideri, la sfera "interiore" insomma, legata ai vissuti strettamente personali dell'individuo, alle sue emozioni, altrettanto "strettamente" legata, questa, alle origini, profonde e nascoste, della sua stessa malattia. Ma dato che la condizione di "malato" ci accomuna tutti, i casi sono due: o ci accontentiamo di imputare il lato oscuro della nostra vita ad un incompreso destino, finendo così per accreditare alla malaugurata sorte tutti i nostri insoluti e le storie di vita inevitabilmente intessute di problemi, insuccessi, incidenti, oppure cominciamo a guardare ad essi come a qualcosa di "significante" anzi, come a vere e proprie "segnalazioni" che, lungo il cammino, intervengono per rimetterci sulla giusta strada ed apportare le opportune correzioni alla rotta.

Comprendere il messaggio che la malattia ci porta e integrarlo nella nostra vita: così è possibile IMPARARE DAI NOSTRI SINTOMI, e crescere…
La "malattia", o il "problema" di qualunque tipo e di qualsivoglia ambito che abbia ad interessarci, può divenire un vero e proprio apprendistato…
Potremmo farne a meno?!? volentieri!!! ma, come pur succede da che mondo è mondo, a scuola - e su questo nessuno avrebbe mai a ridire - difficilmente la maestra insegnerebbe a risolver problemi portandoci a giocar nel prato... Né tantomeno un professore universitario - ché tanto più si cresce, tanto più i problemi si complicano - penserebbe mai di insegnare la metrica greca o la trigonometria facendoci sillabar filastrocche e canzoncine. Ovvio.

Quindi, la stessa cosa avviene se iniziamo a guardare alla vita in senso evolutivo: come tutto ciò che si manifesta nel nostro universo, siamo "nati per crescere"... e questo, inteso nel senso della consapevolezza interiore, può esser contemplato solo nella sua fase edificante...
In altre parole: si nasce, si cresce, si muore... ma mai – quest’ultimo step - alla consapevolezza! Essa, in realtà, è l'unica vera "eredità" che ci porteremo dietro... e che nessuno - ad eccezion fatta di noi stessi - sarà mai in grado di boicottare...
Occorre “guidare” l’individuo in questo difficile cammino, senza giudicarlo e tantomeno colpevolizzarlo… egli ha bisogno di tutta la sua forza per scoprire, a piccoli passi, personalmente compiuti e sempre nella misura delle sue “possibilità”, il proprio unico rapporto con ciò che la malattia gli rivela. Colpevolizzare o colpevolizzarsi, così come deresponsabilizzarsi imputando tutto ad un cieco destino, significa precludersi le straordinarie possibilità di crescita che la malattia offre…

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Tornando al Parkinson, le tematiche che questa problematica presenta sono varie e articolate. Tuttavia possiamo individuare in essa alcune linee generali che la caratterizzano, pur nella consapevolezza che ogni individuo, nella sua unicità, può sviluppare un vissuto personale e non condividere la seguente visione.
Innanzitutto, in quanto problema legato al sistema nervoso, possiamo dire che essa riguarda un PROBLEMA DI COMUNICAZIONE, poiché è il sistema nervoso che governa lo scambio di informazioni e i collegamenti sia all’interno del corpo che tra questo ed il mondo esterno.

Insieme al sistema endocrino, esso è responsabile di tutte le comunicazioni che avvengono nel nostro organismo: tra le sue “vie” di comunicazione, accanto alle strutture biologico-organiche-ormonali (ma anche elettriche, magnetiche e via dicendo) riconosciute dalla medicina ufficiale ortodossa, vanno aggiunte anche quelle non ancora del tutto ri-conosciute da essa, quali ad esempio i meridiani energetici, le vie di biorisonanza e i campi morfogenetici, che rappresentano il “sistema di bioinformazione” nel quale siamo letteralmente “immersi”.

Comunicazione fra le parti, fra una “centrale” ed una “periferia” o “col mondo interno”, cosa che equivale a “conoscenza di sé”; comunicazione Interno/esterno, dentro/fuori: in altre parole, l’IO e il MONDO, il PRIMO PROBLEMA che si pone su di un Cammino di Individuazione, quale può essere considerato quello della stessa vita umana, fin dal primo momento in cui l’uomo mette piede sulla terra.
In definitiva, le problematiche del sistema nervoso, parlano - pur con sfumature diverse - di questo tipo di difficoltà.


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Tema dominante: “SFUGGIRE AL CONTROLLO!"

La tematica principale di questa patologia, resta tuttavia quella che, implicita al suo stesso nome, la caratterizza: l’ossimoro che la definisce “paralisi agitante” reca in sé il nucleo del problema, il conflitto o il dilemma che la persona vive.
Già di per sé il tremore parla di un conflitto attivo: una sorta di sindrome del “voglio-non voglio”… oscillazione della volontà, sottoposta a stimoli e successive inibizioni: sembra che molti di questi pazienti, persone dotate di volontà molto forte, si siano di conseguenza sottoposte ad una forma di “autodisciplina” eccezionalmente rigida, che trova poi il suo immediato riflesso nella RIGIDITA’ FISICA che la malattia induce.

C’è qualcosa che la persona non si permette, non si legittima… Sembra quasi che il corpo voglia mettere in evidenza aspetti da sempre presenti nella personalità, ma non ancora consapevolizzati o adeguatamente considerati…

Malattia, amplificatore della coscienza! Ecco che il corpo, nella sua impossibilità di mentire, rivela ciò che l’anima vive… ed apre così una via di fuga! Qualcosa “finalmente” sfugge al controllo, troppo a lungo esercitato sin nelle profondità dell’essere, nelle fondamenta del sé… 

Come la scienza del TAO insegna, ognuna delle polarità contiene e partorisce il suo opposto:






La malattia è già “correzione”: il TREMORE allora, allenta la tensione, “danza” quella parte di vita che non si è lasciata danzare da se stessa, nella legittimità del suo senso e del suo contro-senso…
Severità eccessiva, forse… di certo, eccessiva RIGIDITA’. Così sopra, così sotto; così dentro, così fuori, come recita il famoso detto, fondamento dell’antica scienza ermetica… Guardo fuori per capire dentro…


Ricapitolando:

malattia di Parkinson,

“malattia di RIPARAZIONE” di una sindrome inibitoria, o
AUTOINIBITORIA, storia di una mancata legittimazione…

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Secondo la Nuova Medicina Germanica del dottor Hamer, essa è riparazione in atto di un “conflitto insoluto” e rimasto pendente; il “conflitto originario” si reitera nel tempo, nella vita del paziente, siccché questi, pur nella fase di conflittolisi, non riesce ad esaurire il processo. Si origina il cosiddetto Focolaio di Hamer, riscontrabile anche mediante TAC.
La “malattia” diviene dunque una “guarigione pendente”… In questo caso, dovuta ad un conflitto cronico recidivante.


Nella Nuova Medicina Germanica® ogni cosiddetta malattia è un processo bifasico, se avviene la soluzione del conflitto. Ogni cosiddetta malattia inizia con una DHS, alla quale segue immediatamente una fase di simpaticotonia (fase di conflitto attivo), e se avviene la soluzione del conflitto (cl= conflittolisi) segue la fase di guarigione di vagotonia, inframezzata dalla crisi epilettica o epilettoide. Se il conflitto non si risolve, l’attività conflittuale persiste, cioè la malattia rimane nella prima fase (simpaticotonica) dell’SBS. Significa che la malattia o porta alla cachessia o l’organismo riesce a trasformare il conflitto, cioè il conflitto rimane ma l’intensità diminuisce.
Nelle paralisi motorie, sensorie come anche nello scheletro osseo è determinante la lateralità del paziente: nel destrimane (uomo e donna) tutti i muscoli del lato destro hanno a che fare con il partner (o il padre), tutti i muscoli del lato sinistro con i figli o la propria madre. Nel mancino le correlazioni si invertono. Nelle paralisi bilaterali sono stati coinvolti entrambi i gruppi anche nella DHS (almeno con il pensiero). Ogni muscolo ed ogni gruppo muscolare hanno il loro significato specifico. Per esempio con il lato estensore della gamba il destrimane spinge il partner lontano, con il lato flessore lo abbraccia.
Il contenuto dei conflitti motori è sempre il non poter fuggire o il non poter venire via insieme a qualcuno (gambe); il non poter afferrare e tener stretto o il non poter respingere (braccia, mani); il non poter scansare (muscolatura delle spalle, del dorso); il non saper che strada/decisione prendere (paralisi della gambe).
Nella fase di conflitto attivo, con l’inizio della DHS, vediamo una paralisi progressiva a seconda dell’intensità del conflitto. Partono sempre meno impulsi dalla corteccia motoria cerebrale per la muscolatura striata fino a cessare del tutto. Possono essere colpiti singoli muscoli, interi gruppi muscolari o interi arti. La paralisi però non è dolorosa.
Nella corteccia motoria frontale (a seconda della lateralità destra o sinistra) si vede una cosiddetta configurazione a bersaglio (focolaio di Hamer) nella TAC cerebrale.
Se avviene la soluzione del conflitto motorio la configurazione a bersaglio accumula edema. Questo peggiora apparentemente la funzione motoria in questa fase pcl (fase di guarigione) in modo passeggero.



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La tematica dell’ESPRESSIVITA’ (amimia, micrografia) è anch’essa legata sia al tema della Comunicazione che della Rigidità. Il paziente ha imparato a dissimulare le sue turbe affettive, non addestrato a riconoscere e gestire la propria emotività. Ha scelto di camminare incontro ad un precoce rigor mortis, sino ad assomigliare ad un morto vivente… La riduzione del movimento esteriore non è che lo specchio della riduzione di ogni movimento interiore, non vissuto, non riconsciuto.

L’acinesia, o difficoltà nel movimento, sembra riportare alla difficoltà del MUOVERSI NEL MONDO, del portare se stessi (gambe) nel mondo. Mente e corpo viaggiano su binari separati (si pensi alla tipica postura dell’incedere parkinsoniano o alla tipica festinatio) e con velocità diverse…

L’andatura difficile rivela le difficoltà nel coordinamento tra il piano superiore e quello inferiore, tra realtà psicospirituale e realtà fisica. La rigidità della maschera che sembra coprire il volto testimonia la difficoltà che il soggetto incontra nel riflettere all’esterno le sue realtà interiori, in una progressiva sterilità esistenziale.

La persona sembra “flettersi su se stessa”, piegata da un destino nei confronti del quale si è per lo più arresa… condannata all’immobilità! La scrittura si fa sempre più piccola così come la VOCE, sempre più atona e monotona… Spesso la persona parla guardando diritto davanti a sé, come se non vedesse interlocutore alcuno, e le sue labbra si muovon sempre meno… A volte addirittura, ascoltando musica, non dà segno di “farsi penetrare da essa”, cosa già di per sé significativamente non naturale!

Barometro dell’umore, la voce tradisce la crescente rassegnazione che oramai regna nel profondo. (R. Dalke)
Il corpo rivela ad ogni passo una sorta di discrepanza tra “volere e potere” e rimane il sospetto che queste persone non si riconoscano più in grado di realizzare le proprie ambizioni, nel progredire contemporaneo del piano della psiche e dello spirito.

E’ una patologia Yin, di chiusura, annichilimento ed autoannientamento, invecchiamento precoce… “ossificazione”, raffreddamento “arimanico” (R. Steiner)
Per questo è necessario riportare il paziente alla realtà di sé, accogliendolo e contenendolo, tornando a farlo comunicare con se stesso, riscoprendo i suoi bisogni, la sua volontà oltre che il contatto col suo stesso corpo/emozione (SHIATSU).

Lo Shiatsu si configura, a questo proposito, come disciplina veramente privilegiata, che ha facoltà di lavorare sul CONTATTO profondo (del paziente con se stesso, soprattutto), in una condizione di accoglienza e contenimento, oltre che sulle condizioni energetiche di organi e meridiani. (Secondo la Medicina Tradizionale Cinese, il Sistema Nervoso è legato all’elemento Acqua, quindi al Jing dei Reni e al Cervello/Midollo, oltre che al Cuore come sede dello Shen, aspetti questi che vanno “nutriti” attraverso la stimolazione dei cosiddetti Tsubo o Punti dell’Agopuntura).

La Medicina dei Significati d’altro canto, offre la possibilità di accompagnare il paziente in un cammino di consapevolezza, poiché la malattia richiama l’attenzione su di una parte del nostro essere che non è mai stata ascoltata o sufficientemente accudita.


Solo quando disinserito dal suo Archetipo il “problema” diventa “male!

Uscire dalla condizione della “vittima” e attingere quella di protagonista della propria vita, così come della propria salute… la cura è “nelle nostre MANI”!



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Anche il tema della DOPAMINA mi sembra molto significativo: se non vado errando, gli stimoli che producono il rilascio di Dopamina sono: MOTIVAZIONE e RICOMPENSA, gratificazione.
Il senso di piacere prodotto da questi stimoli viene soppresso quando ci sono lesioni dei neuroni dopaminergici o blocco dei recettori della dopamina.

Domanda: possiamo legittimare, prendendola un po’ alla larga, l’equazione:


DOPAMINA = trasmissione del piacere
che, in altre parole, riecheggia il mito del
“rapporto éros/thanatos”

?

Quindi:

Blocco della dopamina = blocco della trasmissione del PIACERE

(et: sistema extrapiramidale = controllo delle reazioni istintive orientate, soffocamento dell’istintivo) Del resto, le cause del blocco della dopamina sono ancora... sconosciute!!!
 

Se una delle funzioni principali della Dopamina-ormone è “inibire la prolattina”, ne deriva che, inibire la dopamina può significare “strada libera alla prolattina” la quale, a sua volta, inibisce il testosterone!! Certo…! si tratta di una SCELTA YIN (impulso depressore) di rientro nell’Ombra…

Inoltre, e vorrei a questo proposito riproporre l’immagine del Tao, gli effetti collaterali della dopamina farmaco, conseguenti ad assunzione prolungata, non sono forse il gioco d’azzardo patologico, l’alcoolismo, la bulimia, fino all’ipersessualità ed allo shopping compulsivo? Tutte forme che denunciano un – compensatorio –
rapporto compulsivo (e deviato) col “senso del piacere”.

E ancora: i recettori della dopamina, non sono forse altamente concentrati nella zona del cervello che definisce l’umore della persona, il comportamento e la ricerca della soddisfazione dei propri bisogni? Questa zona si trova in prossimità dell’area che controlla il comportamento che porta al vizio, nonché all’appagamento dei sensi incontrollato…



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Elaborazione: (R. Dalke)
“un disturbo in un motore raffinato”
Il “compito” consiste nella realizzazione redenta del modello espresso nei sintomi. Si tratta di fare passi più piccoli, non alzare troppo la voce, badare ai dettagli di ciò che si promuove … le finezze hanno un’importanza fondamentale, in fin dei conti, ci troviamo di fronte ad un disturbo in un motore raffinato… Occorre “guardare al terreno dei fatti”, tenendo prudentemente sott’occhio la realtà…


Addentrarsi completamente nella propria paura (angor) finché non si trasformi in ampiezza; al posto della rigidità e della paralisi dovrebbe potersi conoscere la quiete; invece dei movimenti tremanti del corpo dovrebbero essere evidenziate e portate a consapevolezza le pulsioni dell’anima. Nel tremore, accanto alla paura, si manifesta quell’emozione che manca a livello spirituale (R. Dalke)


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In definitiva, ma le cose ovviamente non si esauriscono in queste poche parole – e si rimanda sempre all’esperienza diretta e insostituibile - potrei pormi questa domanda:


Cosa è sprofondato nell’ombra?

Qual è il “no” che ho scelto di dire dinanzi alla vita?

Non potrebbe essere che la malattia stessa sussurri che, forse, è giunta l’ora di prender fiducia e mostrare senza paura, dinanzi a se stessi, il proprio “vero volto”?



a cura di:


MEDICINA DEI SIGNIFICATI

"L'Anima si ammala perché perde il significato delle cose"
 
Thorwald Dethlefsen



Dott.ssa Loredana Filippi, Counselor Motivazionale ad approccio immaginale e psicoenergetico; Operatrice Olistica con formazione in Medicina Tradizionale Cinese, Cromo e Auricolopuntura, Shiatsu; esperta di linguaggio del corpo e tecniche di ascolto; consulente e trainer in Medicina dei Significati, del cui Progetto è promotrice dal 2002. Milano.


www.medicinadeisignificati.it


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