giovedì 10 dicembre 2015

Solstizio d'inverno: le tenebre a un passo dalla luce



Milano, 
sabato 19 dicembre
h. 17.00 - 19.30


Il movimento dell'energia nella natura e nella vita, come negli eventi del nostro tempo...

Il "messaggio" è davvero potente e legato al tristissimo momento che stiamo vivendo tutti oggigiorno.. Occorre portare, con la MASSIMA URGENZA, una consapevolezza speciale per non farsi assorbire da queste tenebre che ci circondano. 

Il Corso dell'Anno come cammino d'iniziazione insegna a riconoscere il "pericolo", ovvero i rischi, le trappole o le "forze tentatrici notturne" che il Buio porta con sé, al fine di reintegrarle nel cammino verso la luce: che sarà illustrato, in parallelo, nel suo movimento sul piano fisico-energetico (relativo al corpo umano ma anche agli eventi cui assistiamo nel nostro tempo), sul piano psichico-emotivo e su quello spirituale. 

Per dare più Significato alla nostra vita, e riscoprirne il "senso", necessario a contrastare la direzione involvente e negativa nella quale tutto, oggi, sembra precipitare.

Nella tradizione nordica, la festività di Yule, nel tempo del solstizio, è considerata la "seconda porta" del Corso dell'Anno.

>> Il Corso dell'Anno come respiro della terra

 
Costo dell'incontro:

€. 15.00 (10.00 per gli associati). 
La quota per il tesseramento annuale è di €. 15.00. 

Prenotazione: 

possibilmente entro mercoledì 16 dicembre, inviando una mail a info@medicinadeisignificati.it, oppure telefonando a Loredana Filippi: 

02-2682 0608  
338 8603 062

giovedì 5 novembre 2015

EMBOLO IN GRAVIDANZA e CONSAPEVOLEZZA:

Medicina dei Significati: dal sintomo al simbolo (Lettera Aperta)


"sono incinta di 12 settimane e ieri mattina ho avuto un embolo con perdite di sangue per cui mi è stato consigliato riposo assoluto. Il bimbo sta bene e vorrei sapere a cosa l'embolo è legato a livello spirituale, perché non riesco a capirlo da sola. Vi ringrazio per l'aiuto, M."

Loredana Filippi: "Premesso che, ovviamente, sarebbe opportuno conoscere meglio la tua storia, gentile M., posso darti, in linea generale, qualche elemento per orientare la tua riflessione ed il tuo "ascolto di te": a livello già abbastana "profondo", l'embolo è un "problema" o un trauma rimasto insoluto... Credo che questo bambino sia qui per aiutarti... te lo fa vedere e ti aiuta, se vuoi, a risolverlo. Lui sta bene, mi dici, ma ora a te tocca "riposare" per poter frequentare la profondità, l'Ade, che non è il regno delle ombre come spesso pensiamo, ma è lo scrigno delle nostre risorse più profonde e preziose. Ti abbraccio e non dubitare della tua forza che, ora, è sostenuta e potenziata anche da quella della tua creatura..."

Risposta di M.: "meditando su quanto mi dici, effettivamente ho vissuto in modo molto traumatico il mio ultimo parto, avvenuto con cesario. Ora vorrei far nascere naturalmente il secondo bambino, ma qualcosa dentro di me teme di provocare la rottura dei tessuti."

Loredana Filippi: "ti suggerisco alcuni fiori di Bach, rescue Remedy per bocca e direttamente sulla ferita del precedente cesario, ed eventualmente Mimulus, contro la paura."

M. risponde, dopo una settimana: "ho fatto l'ecografia e l'embolo risulta sparito... Merito della consapevolezza??? "

sabato 17 ottobre 2015

La "ricerca" è già luce





Cercando fra le mail del passato, quelle conservate perché "significative", oggi seleziono questa: 


"Gentile Loredana, vorrei tanto trovare una medicina per curare la mia angoscia perenne e le mie difficoltà a relazionarmi. Il senso di vuoto e di non senso della vita che mi pervade spesso sono per me un grosso problema. Appena provo una tecnica (psicologia, pnl, eft, costellazioni familiari) sono molto entusiasta all'inizio ma dopo poco tempo sono punto-e-a-capo, con le stesse angosce, le stesse paure, le stesse credenze limitanti, gli stessi problemi di depressione. Mi entusiasmo facilmente per poi lasciar perdere (tanto non cambia nulla). Sto cercando un punto di riferimento, sto cercando una dritta, sto cercando qualcosa che mi dia un aiuto a capire le mie angosce da anni. Possibile che sia così difficile? Viviamo giorno per giorno, barcollando al buio totale, quando tutti raccontano che da qualche parte c'è la luce? Scusa il lamento..."


Carissima,
non devi disarmare... il tuo "mi entusiasmo facilmente per poi lasciar perdere" mi dice che forse devi apprendere a danzare... Ma cosa significa "danzare"? Per me è quasi una parola magica: è volteggiar fra il cielo e la terra... è saper spostare, con LEGGEREZZA, tutto il peso del corpo da una gamba ad un'altra senza paura di perder l'equilibrio (cosa che facciamo sempre quando camminiamo); è affrontar l'apnea tra inspiro ed espiro (quante volte al giorno lo facciamo senza rendercene conto?); è non temere il buio quando il sole tramonta.. 

In poche parole, danzare è, per me, non "identificarsi" né in una condizione, né nell'altra. Siamo in un mondo di polarità.. e non è detto che - dice Hillman - le mille giravolte della vita non stiamo tracciando, al di là dell'apparenza, un percorso preciso, con tanto di direzione.

E' quello che dobbiamo fare: noi siamo esseri chiamati a danzare... poiché l'uomo è DOPPIO (due gambe, due occhi e, persino, forse non ci crederai, due nasi e due cuori.... a te svelare il "koan"). Cosa importante da apprendere, dunque, sta nel non cercare di identificarsi in alcuna delle due metà... Mi spiego? Passiamo una vita a cercare di identificarci in questo o in quello... E così continuiamo ad "arredare tunnel" scambiando per "casa" ciò che è solo un luogo di passaggio...

Oggi, inoltre, si tende a patologizzare tutto... depressione in primis! Non entro nel merito della questione, peraltro delicata.. Dico solo che, se imparassimo a "legittimare" la parte in ombra della vita (che, tutti sappiamo, non è fatta solo di cose "luminose", per restar nella metafora) forse, allora, potremmo ricordarci della danza! Che significa "danzare fra gli opposti", non irrigidirsi in uno di essi.. Luce e buio, buio e luce... fanno il "giorno" sulla terra! Il "buio" non è pathos, è necessario!! 

"All'inizio è il buio" dicevano gli antichi filosofi. Ogni NASCITA, INIZIA NEL BUIO, come ogni cammino di iniziazione. Ma ricordiamoci di non "arredare il tunnel"!
Normale che un "essere in crescita" viva questa "angoscia da mancanza di OIKOS" cioè da "mancanza di casa"... E' un segno del Cammino. L'Essere in Cammino "legittima" il suo esilio, il suo sentirsi straniero sulla terra. Percepisce una "terra promessa", ma al momento ancora non la vede... 

La trappola qual è? Credere che tutto sia inutile.. che sia un gioco perverso ai nostri danni.. Che non esista via d'uscita! In questo caso la via d'uscita, molto probabilmente, esiste ma alberga altrove, ad un altro livello di coscienza.. Inutile cercare sempre entro il perimetro della nostra cameretta..

Puoi provare tutte le pratiche che il cammino ti offre, ma ricorda: queste funzioneranno solo quando saranno attivate dal tuo cammino di consapevolezza... 

Poiché sei sempre TU il fulcro del tuo cambiamento, e MAI le tecniche, i fiori di qualunque natura o medicina alcuna, bisturi o canto sciamanico.


Un caro saluto e augurio, e non dimenticare che la ricerca è "già" la luce...



Foto: slide da Al di là del velo. Il rito dell'incontro fra la morte e la vita

mercoledì 14 ottobre 2015

BASTA FARE I PESCI NEL DESERTO!!!



Per chi ha deciso che BASTA FARE I PESCI NEL DESERTO!!!

reminder!! 

OGGI (merc.14 ott) ma anche mercoledì prossimo e il prossimo ancora.. dalle 18.00 alle 20.00 OPEN HOUR con Loredana, Erminia, Isaia, Barbara... chi vuole anche solo conoscerci e, magari, ri-conscerci..

Noi ci siamo, vuoi venire anche tu? 

BISOGNA CERCARE MARE...

E ALTRI PESCI DELLA STESSA RAZZAAAAAAAAAA 

Per contattarci:
Loredana Filippi 338 8603 062 - 02 2682 0608

Milano, via Marciano 9
seminterrato a sx.

zona Citt Studi, bus 54 e 93

lunedì 12 ottobre 2015

Ernia iatale e gravidanza: il riconoscimento di un nuovo spazio interiore

(Medicina dei Significati: Dal Sintomo al Simbolo)


Ora pubblicherò (in modo ovviamente anonimo) una serie di "appunti di Medicina dei Significati" legati a problematiche di vario tipo, alcune raccolte attraverso le consulenze di persona, nel mio studio, altre invece in differita, cioè in modalità online o email-counseling). Penso possano essere utili a molte persone.. 

Ecco la prima:

una donna, di 30 e qualcosa anni, incinta di quattro mesi, accusa consistente dispepsia, con nausea e vomito continuo.

La spegazione organica, di carattere "meccanico", è evidente: l'ingrossamento dell'utero nel corso della gravidanza costringe lo stomaco in uno spazio sempre più ridotto. La presenza dell'ernia iatale aumenta la sintomatologia gastrica. Gastroenterologo e ginecologo sentenziano: te la devi tenere...
Durante il colloquio, nel corso di una sessione di Medicina dei Significati, emerge che l'ernia iatale rappresenta, nella sua natura simbolica, un "conflitto di spazi", territori impropri e frontiere non riconosciute. Meglio direi, non ancora "legittimate".

Lo stomaco è "organo di accettazione" come del resto anche l'utero che, durante la gravidanza, pone la donna a confronto proprio col problema del "fare spazio", dentro di sé, a qualcosa di nuovo; non solo il nuovo essere che si forma, ma il "nuovo mondo" che l'aspetta, compresa la nuova "identità di madre", che dovrà nascere, anch'essa, insieme al figlio. 

In seguito a questa prima sollecitazione di consapevolezza, avvenuta nel corso della consulenza, la giovane donna ricorda che "da sempre" si è sentita costretta a "chiudere la bocca dello stomaco", per evitare che l'angoscia le salisse fino alla gola, soprattutto perché la madre le aveva insegnato che "non doveva piangere". Manifestare col pianto le proprie emozioni significava infatti dare spazio ad una sorta di "debolezza", di malintesa debolezza, che la madre da sempre le aveva insegnato a fuggire.

La giovane ricorda inoltre che, anche prima della gravidanza, si era abituata a contrarre costantemente la muscolatura dell'addome poiché, se avesse permesso a questo di rilasciarsi, lei si sarebbe sentita invasa da un senso di paura. (Paura della paura!! la cosa riguarda una bella percentuale dei nostri probleni) 

La gravidanza mette a dura prova l'ostinato "controllo di sé" e delle proprie emozioni. La donna è sottoposta, su più fronti, ad una vera e propria prova di accettazione. La gravidanza insegna alla donna proprio ad "allargare se stessa!" e lo fa attraverso il corpo! ma la cosa non riguarda solo il corpo.. 

E' il passo del "primo sacrificio del sé".. necessario per fare posto al cosidetto "incontro con l'Altro" nella nostra vita, grande momento iniziatico, indispensabile al prosieguo del cammino (vedi il Corso dell'Anno come cammino di iniziazione, alla pagina Facebook "Il respiro di Demetra": https://www.facebook.com/ilrespirodidemetra)

Attraverso l'uso della respirazione consapevole (la danza del respiro: immagina il ventre che si espande e il cuore che si calma), con pazienza e dolcezza (visto il suo attuale stato) le insegno un nuovo atteggiamento, sia interiore che esteriore, anche attraverso esercizia fisici veri e propri, e di respirazione: abbastanza velocemente, lei impara a "non aver paura" ad allentare il controllo e la tensione e a "lasciare gradualmente la presa". 

Impara anche ad accogliere il "senso della fiducia". Del resto, è la gravidanza stessa che, per natura, porta con sé questo insegnamento... Il lasciarsi portare dall'onda della fiducia e dell'affidabilità, (la pistis greca, Πίστις, che in Platone diviene addirittua una "tipologia di conoscenza"), intesa nei confronti della "grande onda" della vita, onda di saggezza, che tutti porta con sé e cui possiamo tornare ad affidarci, soprattutto in certi momenti (iniziatici) dell'esistenza.


Nel giro di pochissimi giorni, la pancia si fa visibilmente più grossa (come se fossero improvvisamente passati altri due mesi di gestazione...) e i sintomi migliorano. 

La lotta, compiuta dai suoi organi, per la conquista di uno spazio interno, non percorreva la giusta via; e lo stomaco era finito per "risalire", nella sua porzione superiore, attraverso lo iato del diaframma.

La legittimazione del "far spazio ad un nuovo spazio", non più solo "interno" ma interiore e profondo; la scoperta, e soprattutto la legittimazione, delle emozioni che per natura albergano nelle viscere profonde; l'imparare a non temerle ma a riconoscerle e legittimarle, creano gradualmente "spazio" all'emergere di nuovi ricordi: in questo caso, al ricordo dell'improvviso precipitare, da bambina, in uno stato di "silenzio" che sfiorava il mutismo... cosa che ovviamente ebbe a preoccupare i genitori. 

Chiudersi al mondo esterno per proteggersi da esso non è certo sufficiente, se non permettiamo la crescita adeguata di tutto quel mondo interiore, che molte volte è il solo che ci dà vera protezione.


L'ernia iatale ben somatizza (e simbolizza) questa condizione interiore: lo stomaco, organo di accettazione, è anche sede dell'istinto dell'aggressività, quell'aggressività buona, necessaria alla vita, che ci permette la sopravvivenza; e non a caso è l'organo deputato all'accoglienza e alla digestione del cibo (che, simbolicamente, è Altro da NOI)... Risalendo verso l'alto, esso sembra rivendicare uno spazio non proprio, quello del sentimento, dell'amore e dell'"accettazione" (e siamo già ben oltre il livello fisico) che solo il cuore può operare.

Lo stomaco è anche organo elettivo di rappresentanza del potere dell'io, del suo porsi nel mondo, del suo affermarsi (terzo chakra) anche attraverso l'introiettare Altro da Sé.. Spazio di consapevolezza che va guidato verso una corretta autodefinizione. 

L'ego ci sostiene e ci protegge. Ma il cammino si compie quando questo, dopo essersi costituito e adeguatamente strutturato, impara gradualmente a diluirsi e a fare quel passo indietro fondamentale, il passo indietro dell'io che impara a "fare spazio al tu"...

La gravidanza è l'occasione, unica e speciale, offerta alla donna nel corso del suo cammino. Occasione unica di conoscere il proprio corpo e comprenderne il linguaggio; occasione unica per "elaborare nuovi spazi" per riconoscere i propri bisogni, da quelli fisici (tempi più lenti, dormire, fare spesso pipì) a quelli più interiori e profondi. Lì, lo spazio si traduce in tempo: mi dedico a qualcosa che desidero e che mi fa sentire meglio!

Questi spazi interiori da conquistare, sono "spazi psichici" che aprono la strada alla nuova mamma, che nascerà col nuovo bambino... e, con essi, nascerà anche la capacità di legittimare le sempre nuove necessità che la danza della vita da sempre porta con sé, nella sua storia di continua trasformazione...


www.medicinadeisignificati.it
info@medicinadeisignificati.it

Loredana: 338 86 03 062


Consulenze professionali anche in modalità online (Skype) o email (e-mail counseling)

sabato 10 ottobre 2015

(de) SIDEROPENIA

"dal sintomo al simbolo" www.medicinadeisignificati.it 

mancanza di ferro? forse non ti sei mai fatto alcune domande...

Perché usare il de+ablativo per parlare di un problema tanto comune? non certo per il gusto un po' retrò e maniacale dell'usare le lingue antiche (cosa che peraltro stimolo nella conoscenza). Ma lo vediamo subito. E cerco di sintetizzare, baipassando la lettura chimico-fisica del problema..

Il ferro è certo l'elemento che più qualifica la nostra esistenza in termini umani: permette la respirazione cellulare, in quanto consente all'emoglobina di "agganciare" l'ossigeno.. Inoltre segnala la “fratellanza” e complementarietà del regno animale con quello vegetale, di cui il primo ha assoluto bisogno per la sopravvivenza sul pianeta: non solo il colore “rosso”, simbolo del SANGUE e, quindi, dell’UMANO è, nell’alchimia occidentale, quello che rappresenta l’iniziazione, il momento in cui finalmente l’essere si apre ad una nuova consapevolezza (fase al nero, fase al bianco, fase al rosso) ed è complementare al verde.
Da un punto di vista più chimico-organico, clorofilla ed emoglobina sono le molecole complesse che contraddistinguono i due “regni”, animale e vegetale, e sono soprattutto molto simili fra loro: la principale differenza tra queste è che al centro della molecola di clorofilla c’è il magnesio, mentre nell’emoglobina troviamo il ferro. Per merito di questa somiglianza chimica (che è anche COMPLEMENTARIETA’, poiché il rosso e il verde sono colori che, uniti, danno il bianco), la clorofilla è in grado di aumentare l’ossigenazione delle cellule ed è quindi benefica in caso di anemia.

Ma non è qui che voglio andare a parare, almeno per quanto concerne la Medicina dei Significati, della quale mi occupo al fine di “allargare” (nonché allenare) una certa visione del mondo..
Saper infatti ampliare il proprio orizzonte, non solo percettivo ma di “significato”, vuol dire imparare a “vedere in trasparenza”, per cogliere una sostanza (ciò che sub-stat, che sta sotto) di primo acchito non-visibile delle cose stesse. Ciò che io chiamo, appunto, il SIGNIFICATO, ovvero il SEME generativo il quale, pur non svelandosi nell’immediato, lascia impronta di sé, lascia il suo “nome” (SEM, in ebraico, che significa anche ESSENZA, osso, ossatura, NOME) impresso nelle cose.

Torniamo al ferro, magari CHIEDENDOCI COSA lega tra loro parole così diverse come sideremia e siderurgia.. Le STELLE (lat. sidera) sembrano qui essere il denominatore comune, in quanto il ferro era, all’inizio, appunto di origine meteorica. Metallo pregiato, come rivelano gli antichi poemi omerici 1.

Tuttavia, in greco antico, prima di significare ferro, il termine SIDEROS significava SPADA, ARMA, poi, per estensione semantica, è finito per abbracciare l’idea di FORZA, DUREZZA, e finanche CRUDELTA’ (a questo proposito il colore rosso riporta a Marte, dio della guerra, forse non a caso legato al mondo dell’Umano. Ma qui occorrerebbe una distinzione più precisa 2..) Comunque, la cosiddetta età del ferro, racconta sicuramente di una evoluzione del mondo umano, rispetto a quella precedente.

Da qui l’aggancio al “ferro che dà forza” è immediato.. Senza di esso nel sangue, nella giusta proporzione, il corpo fisico denuncia debolezza, pallore (il ferro è rosso! abbiamo detto sopra), anemia (anche se la mancanza di ferro, pur essendone spesso sinonimo, non è di questo problema l’unica causa).

Il binomio FERRO-FORZA: ecco il link su cui mi preme portare l’attenzione.


Che venga davvero dalle stelle, questa FORZA?


QUELLA forza, che è necessaria all’umano per camminare nel groviglio della vita: per incedere nel BOSCO della vita, luogo oscuro fintanto che non sia SOLARIZZATO dalla consapevolezza.
Ora, QUELLA forza, deve poter dunque “scendere in noi”, proprio come fa il ferro sidereo quando scende sulla terra, illuminandone le notti più buie.

Ma non dimentichiamo che il ferro si estrae, oggi, anche e soprattutto DALLA TERRA: terra e cielo, infatti (forse è questo che sussurra la tradizione??), si raccolgono nel nostro sangue, nel nostro cuore.

Tutto il nostro piano di esistenza si esprime in polarità; naturale che l’uomo esemplifichi questa stessa proprio attraverso la sua “natura conflittuale” da cui forse, l’“obiettivo unificante” o ri-unificante la polarità stessa, sotteso fra i SIGNIFICATI più profondi del nostro esistere3 (coniunctio oppositorum, hieros gamos, il matrimonio sacro di cui parlano le tradizioni).

Noi, ora, per non farci passivi fruitori dell’universo, sia in termini fisici che di consapevolezza, dobbiamo essere in grado di “tirarla giù”, dal cielo, QUESTA forza!

In altre parole: se cominciassimo a pensare davvero che noi siamo i primi artefici della nostra vita e della nostra realtà, ecco che la FORZA/FERRO, in primo luogo dobbiamo darcela noi! o far di tutto per riattivarla..

Questo il più delle volte è quanto la sideropenia ci segnala! Almeno per permettere a quella “esteriore”, rappresentata dall’elemento chimico, di poter “incarnare”, diciamo così, quella più interiore e profonda..


Continuare a pretendere di “infilare qualcosa da fuori” nel nostro sistema, è UNO dei modi di vedere le cose.. ma certo non ci responsabilizza a dovere. Sarà un caso che questo ferro, nella biochimica umana, è così difficile da assimilare, quando introdotto da “fuori”?

Come possiamo pretendere che l’universo ci dia la possibilità di fruire di noi stessi se noi stessi, appunto, siamo i primi a negarci lo “spazio sacro” in cui manifestare ciò che siamo??

Ferro è OSSIGENO o, meglio, possibilità di respiro. RESPIRARE è “LEGITTIMARE A SE STESSI” il proprio spazio sacro, quello dei BISOGNI interiori, l’OSSIGENO INTERIORE che, una civiltà troppo materialista con la fisima del “produrre”, non ci permette di concederci..

Io invito sempre le persone che mi seguono nei percorsi di consapevolezza o nei corsi, a “sostituire il verbo DEVO col verbo POSSO”: e già l’orizzonte si trasforma! L’Io ridiventa ARTEFICE e non vittima che subisce.. e via dicendo. E’ chiaro che non è facile, però… POTREBBE esserlo, più di quanto credo, o diventarlo!

Proviamo dunque a interrogarci sulle nostre priorità: molto facilmente scopriremo che, al di là di quelle imprescindibili, ne esiste tutta una serie che viene messa in pol position solo perché “si usa” farlo, non certo perché lo richiede..
Portare i bambini al cinema o alla festa è cosa sacrosanta (soprattutto come ogni promessa rivolta a loro) ma è un vero bisogno? Non è che magari riesco a salvare capra e cavoli, con l’aiuto di qualcuno, soprattutto se la cosa coincide col mio compleanno e per l’ennesima volta finisce che mi nego ciò che (una certa cultura) mi fa considerare come SUPERFLUO?

Attenzione allora: la domanda fondamentale è “quanto MI LEGITTIMO” la possibilità di ascolto dei miei bisogni? non solo quelli materiali che la cultura patriarcale mi ha educato a considerare quasi come gli unici sulla terra.. E’ un cambiamento di prospettiva, lo so. Ed è questo ciò per cui “lavoro”.

Allora, per concludere, torniamo alle stelle: DE-SIDERA, poiché - forse - è da lì che veniamo. Forse ci dobbiamo pure tornare. E se, per rafforzare questo FERRO, che è ben altro rispetto a quello conosciuto o è quanto meno SUO COMPLEMENTARE.. cominciassimo a de-SIDERARE o semplicemente “desiderare”, fortemente, intensamente, totalmente e incessantemente di far nostro CIO’ CHE SIAMO, che “siamo venuti (e tenuti) a essere”??

Cominciamo a INTERROGARCI un po’, a CHIEDERCI IL PERCHE’ delle cose, anziché perpetuare il non-capisco-ma-mi-adeguo… Può essere che scopriremo la nostra CAPACITA’ DI VOLERE, di DESIDERARE, non evocando (che è troppo debole come immagine) ma letteralmente e potentemente INSPIRANDO (cioè incarnando) quella forza, “tirandola giu’” dalle stelle: così essa sub-stanzierà le nostre vite, nutrendole di significato.

La storia non finisce qui, ovvio… non finisce mai in realtà, e forse non è neppure cominciata!
Diciamo che è una lunga storia. Lunga ma APPASSIONANTE!! E’ la NOSTRA storia…
E’, forse, la storia del nostro FERRO INTERIORE, quello che dà forza al nostro DESIDERIO poiché - non dimentichiamolo - è lui che QUI CI HA CHIAMATO: siamo tutti figli di un grande desiderio..

Purtroppo sì, è lama a doppio taglio: necessaria ad attraversare l’intreccio, spesso spinoso e all’apparenza inestricabile, delle nostre vite. Concedersi ad essa senza la consapevolezza di quale sia la sua potenza è pericoloso: nello stesso modo in cui, il cammino dell’umano nel mondo della polarità, del dubbio e dell’attrito, sicuramente lo è, più di una beata e INCONSAPEVOLE permanenza in un limbo dorato dove ancora nulla nasce, o nell’EDEN, morbido e silenzioso, dove ancora il saggio serpente non ha fatto la sua comparsa..




domenica 21 giugno 2015

San Giovanni e il Solstizio d'Estate: la celebrazione del Frutto Nascosto

 


Col solstizio d'estate, inizia l'inspiro della terra..

Fino a questo momento, nel corso del suo grande respiro che dura per tutto il ciclo dell'anno, la terra ha "espresso" nella natura tutta la sua energia e la sua forza. Ha "espirato" se stessa nel mondo facendo, a questo, dono di sé: le foglie sono cresciute sugli alberi, le spighe di grano nel campo, insieme ai colori e ai profumi di frutti e fiori. E' il tempo in cui Demetra, risorgendo dagli inferi, ritrova la Madre e si rinnova fra loro il rito dell'originaria unione.

L'energia tende verso il cielo, la forza centrifuga predomina: le forze solari maschili portano voglia di movimento, aumenta l'entropia e il desiderio di danzare, liberando lo spirito dalla pesante gravità del resto dell'anno...
Per questo è difficile concentrarsi e studiare, rimanere in casa o seduti in meditazione.. La finestra sul cielo è aperta e l'anima vola verso di esso. Sarà un caso che proprio in tempo di solstizio (sia estivo che invernale) si faccia vacanza? Forse per solidarietà con il sole che, si dice, anch'esso "stia" in questo periodo, ossia si "fermi" a riposare un po'?!? Sol-stat, il sole si ferma, o così pare, almeno..

Ma ora il ciclo si inverte: la terra inizia ad inspirare, come richiamando in sé ciò che essa stessa ha creato, o "proiettato" fuori come nuova vita. A piccolissimi passi, al momento ancora impercettibili, l'energia inizia ora a ritirarsi, dall'alto al basso, dall'esterno verso l'interno, gradualmente, verso il centro, o verso il cuore e raggiungerà questo culmine nel pieno dell'inverno.
Per noi è l'inizio dell'estate.. in realtà essa ha già raggiunto la sua massima espressione. Ma ben sappiamo: lo zenit è transitorio così come sottile è il confine che separa la crescita dal declino, il buio dalla luce, il solve dal coagula.

"Il maschile, giunto al suo zenith, fa ora spazio alle forze lunari e notturne: è il femminile che si prende in carico ora il compito di continuare il cammino, portando il seme a maturazione. Il maschile, giunto al culmine della sua espressione, pur prevalendo ancora nel gioco, lascia gradualmente il passo al femminile notturno, sostenendolo nella sua crescita. Questo intrecciarsi consapevole delle forze, nella comprensione che matura in entrambi i ruoli, necessari l'uno al compimento dell'altro, è il miracolo più grande della danza della vita, il miracolo che porterà alla maturazione del frutto. E tale maturazione, al momento ancora "nascosta" o incompresa nella sua reale essenza, si compirà quando il "declino" parrà imporsi e dominare." 

 
Il Corso dell'Anno come cammino di iniziazione di Loredana Filippi, in http://medicinadeisignificati.it/c.a.6_sangiovanni.htm